Rendimenti persistenti dell'expertise nell'era della programmazione agentica: una sintesi di due assi di misurazione
L'adozione su larga scala di agenti di programmazione basati su modelli linguistici di grandi dimensioni ha riacceso il dibattito sul destino della competenza professionale nello sviluppo software. La narrazione prevalente ipotizza un livellamento: se l'agente esegue, il vantaggio dell'esperto si erode. Il presente contributo argomenta la tesi opposta, integrando due filoni empirici recenti e metodologicamente indipendenti. Il primo, condotto da METR, misura la traiettoria di capacità dei modelli attraverso l'orizzonte temporale dei compiti (task-completion time horizon) e ne documenta la crescita esponenziale. Il secondo, condotto da Anthropic su circa 400.000 sessioni reali, misura invece l'esito dell'interazione uomo-agente in funzione della competenza dell'operatore. Sostengo che i due assi, letti congiuntamente, non descrivano una sostituzione della competenza bensì una sua ricollocazione: dal dominio dell'esecuzione (il come) a quello della formulazione e della verifica (il cosa). La competenza rilevante si rivela essere di dominio più che di programmazione, e si manifesta come proprietà situata della singola interazione anziché come attributo stabile della persona. Discuto infine i limiti di validità di entrambe le misurazioni e le implicazioni per la formazione e l'organizzazione del lavoro tecnico.